February 25, 2021

GIL

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39 thoughts on “La parola "Patacca" * VYGOTSKIJ!

  1. Grande Roberto, analisi interessantissima e molto divertente. Data la tua grande curiosità e competenza in materia, potresti risalire all'origine della parola "tor" (prendere)?? Dai che te gla chév!

  2. Sono Romagnola, della provincia di Ravenna quindi confermo tutto quello che hai detto ma manca qualcosa… intanto è vero non c'è la traduzione nel nostro dialetto di "ti amo" ma si può anche dire "am sò inamurè ad te", o "am sò inamure in tè" (trad. mi sono innamorato di te, mi sono innamorato in te) e poi da me a Ravenna il verbo "spatachess" significa anche divertirsi… "am sò spatachè la faza" (trad. mi sono spataccato la faccia, cioè mi sono divertito veramente tanto) per inciso al femminile i verbi cambiano… e quindi "inamurè" diventa "inamureda" e "spatachè" diventa "spatachéda"

  3. ciao roberto, sto facendo un progetto abbastanza particolare, vorrei intervistare persone che hanno una certa mentalità e parlare di attualità. parlare dell'uomo e della vita. molto strano, molto particolare, una chiacchierata
    . Cosa ne pensi? Ti andrebbe di partecipare? Senza nessun impegno. A me piace discutere

  4. https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/06/palermo-suca-entra-alluniversita-una-tesi-semiotica-sul-bisillabo-virale/4023136/

    Non so se sei a conoscenza di questa chicca.

    Questo video mi ricorda quando ho dovuto spiegare alla mia collega peruviana che ha nozioni basiche di lingua italiana il ventaglio di desinenze che ha la parola "cazzo".
    Da romperlo ad incazzarsi, da dire cazzate a farle, alias fare le cose alla cazzo. Se non te ne frega un cazzo, devi farti i cazzi tuoi; altrimenti sono cazzi amari.
    Cazzuto, non cazzaro: mica cazzi.
    La plasticità di alcuni termini è davvero affascinante.

  5. E l'espressione "fa spataccare dal ridere"? Io spesso lo dico, di essermi spataccato dalle risate.
    È più "impazzire dalle risate" o più un "instupidirsi a forza di ridere"?

  6. Bel video! Mi ha fatto pensare a come differenti lingue hanno differenti modi di dire e come sia difficile a volte comprenderne o accettarne il significato. Non sai come mi da fastidio il fatto che in inglese non esiste un modo per dire "ti voglio bene", qua si amano tutti.. 😀

  7. Ah ah ah mi sono spattacata la faccia!!
    (Beh bisognerebbe però fare un video sulle espansioni affettive in Romagna ad esempio mia nonna mentre mi abbracciava con entusiasmo, ridendo, mi diceva "at' amazz") 😉
    grazie per il video!!

  8. 25:55 a proposito delle varie sineddoche usate per indicare le donne: ricordo che una volta con amici ci siamo messi a elencare tutti i possibili termini che ci venivano in mente usati per l'organo genitale femminile e che venivano usati comunemente (siamo stati un po' meno raffinati del signor Mercadini). E questa cosa mi ha fatto venire in mente quello che disse una mia professoressa una volta: "il numero di parole usato per esprimere uno stesso concetto rappresenta quanto questo è radicato nella lingua" che è anche quello di cui parla Roberto alla fine. E' un peccato perchè un video su quell'argomento lo avrei visto volentieri

  9. È incredibile come anche senza fare tagli , con la tua parlantina mi riesci ad intrattenere….senza sckippare in alcun modo , gli unici 2 che su YT sono riusciti a farmi questo effetto siete Tu e zeb89….quindi….congratulation !!!!

  10. Video strepitoso, ha espanso la conoscenza sul termine specifico anche a me, nata e cresciuta in Romagna.

    L'evoluzione della lingua è un tema affascinante; è interessante come una parola assuma significati mutevoli, fino a crearne di contrastanti. L'opposto di ciò che ci si sforza ad esempio di ottenere (faticosamente, perché serve molta cura) in ambito scientifico, dove idealmente si vorrebbe che ogni termine o definizione identificasse uno e un solo elemento o fenomeno.

    Non credo daremo vita a un nuovo filone, tuttavia nel microcosmo della mia sede di lavoro (nel bolognese) si è creata una "bolla": usiamo ormai correntemente la parola "bazza", che in origine sta per "un ottimo affare, qualcosa di fortunato e conveniente", con la sola accezione opposta di "incombenza sgradevole, fregatura". Probabilmente prese piede anni fa, con qualcuno che aveva usato il termine in senso ironico (es. <<eh si, il direttore mi ha passato proprio una bella "bazza">>).

  11. Ho da sempre questa domanda: esistono il bene e il male in senso assoluto?
    Ad esempio adesso diremmo che Hitler o altri dittatori siano il male (giustamente secondo me), ma in altre epoche sarebbe altrettanto? Sarebbero visti sempre come il male?
    Oppure, i movimenti LGBTQ+ che sono considerate una cosa buona (giustamente secondo me) nella nostra epoca, lo sarebbero altrettanto 3000 anni fa?

  12. Le lingue, gli idiomi sono, secondo me, il risultato dello sviluppo della mentalità di un popolo. I dialetti poi sono come la poesia, sintetizzano i concetti nel modo più comodo possibile. Esistono modi di dire nei vari dialetti che per tradurli in italiano ci vuole una intera spiegazione: dal napoletano To be INTALLIATO
    Grazie per il video, bello!

  13. Ciao Roberto, spero che tu legga questo commento, mi sono chiesto un quesito dopo la visione del nuovo video di Entropy for Life, dove parla del perché siamo ignoranti e vorrei sapere la tua su l'ignoranza, grazie in anticipo, bel video comunque 😉

  14. Bellissimo excursus "pataccaro".
    Io, da non romagnolo né emiliano, ho sempre conosciuto solo uno dei significati da te spiegati.
    Per me "sei un patacca" (locuzione che non uso e non sento usare qui in Liguria, e che ho appreso dai film), significava fino ad oggi solo "sei un ciarlatano" e simili, cioè qualcuno che dice e dice, affabula, crea attraenti cortine fumogene dietro alle quali si cela poca o nulla sostanza.
    E devo dire che, tra tutti i significati non legati all'organo femminile, mi pare quello che esprime meglio la corrispondenza filologica con le origini del termine: moneta falsa o di scarso valore, medaglia vistosa ma priva di corrispondenza ad azioni realmente, degne di encomio; quindi persona magniloquente, o seduttrice, ma senza sostanza: in fin dei conti falsa, imbrogliona.
    In questo senso ho letto qualcuno definire Mussolini "un patacca ", ma ai giorni nostri con lo stesso aggettivo è stato giustamente etichettato Renzi.
    E questo uso del termine, a ben vedere, spiega in qualche modo anche l'accezione di "matto", di chi dà in escandescenze.
    Perché quelle del matto, nell'immaginario popolare, possono anche essere viste di fatto come irrazionali millanterie (io sono Napoleone, sono Giulio Cesare), e le mattane più bislacche come pataccate, cioè atti avulsi da una reale logica sottesa, come una medaglia al valore data a un gerarca senza alcun merito: ma cosa puoi volere tu una donna, tu, vecchio demente?
    Voglio dire che io vedo invece una certa razionalità nel linguaggio, e forse in quello popolare ancora di più, essendo questo la traduzione di pensieri e giudizi svincolati dal'addomesticamento della cultura accademica e del mainstream. Se non è un libro, insomma, forse è comunque l'opera omnia di un unico autore, ovviamente con tutte le sfumature che questo comporta.

    Infatti, anche nell'uso apparentemente opposto di patacca (inteso come organo genitale,) non vedo contraddizioni: perché in fondo per millenni la condizione di minorità sociale in cui è stata la donna giustifica tutti e due i significati: dall'ingenuità di una sempliciotto chiusa in casa e ignorante, alla scaltrezza di una Penelope costretta a fare di necessità virtù.
    Non a caso, questa ambivalenza semantica, che in qualche modo dà conto anche di una profondità interiore tipica dell'universo femminile, non è dal linguaggio riconosciuta (et pour cause!) a noi maschi: e il membro maschile indica sempre qualcosa fatta o detta avventatamente, o male – una cazzata -, o un individuo tutt'altro che brillante – un minchione, un cazzone – se non addirittura quasi pericoloso nella sua noncuranza delle conseguenze delle proprie azioni: che testa di cazzo.

  15. Tent per cmanzè, ciao Roberto!! ti volevo segnalare un ulteriore sfumatura di significato della parola patacca. Io abito in un paesino "tonda ma Remni" e per esempio ho notato che dalle mie parti, come anche nel savignanese e in alcuni paesi del santarcangiolese, la parola patacca prende il significato di insidioso, difficile, che nasconde un qualche pericolo o difficoltà. Per esempio una curva di una strada ghiacciata può essere patacca, nel senso che presenta delle insidie, occorre prestare attenzione: "stai attento a quella curva che è patacca. Così come un tappo o un bullone difficile da svitare può dirsi patacca perché magari nello svitare si rompe: "stai attento quando lo sviti che è un po' patacca..". Sarebbe interessante aggiungere alla visione della donna nel dialetto anche una sfumatura in questo senso: difficile e insidiosa.. Detto questo, at salut che mai !!

  16. Grazie per il tuo bel video profondo se vogliamo un po' in contrasto con la enunciata superficialità dialettale, 😊 mi piacerebbe trovarne uno Anche in Veronese però spesso quando si parla di dialetto si tende a mio avviso a ridurlo, Io abito vicino al Lago di Garda nella mia zona c'è un dialetto molto diverso anche se capibile anche da un paese all'altro Forse per la vicinanza del Trentino per esempio il ginocchio viene detto quasi ovunque senocio ma c'è anche chi dice Dinocio Ohi molti asseriscono di conoscere il dialetto Quando spesso mescolano italiano-dialetto Forse è giusto così la lingua è in continuo movimento

  17. a me è capitato di sentire la parola patacca, solo per oggetti riprodotti con materiali a basso costo o falsi. Interessante sapere che la parola patacca invece ha molti più significati/associazioni.

  18. Mia nonna chiamava i miei peluche brutti "mamozi" per scherzare ("vai a giocare con i mamozi"). Poi adesso usa questa parola per indicare gioielli strani, appariscenti (es: "che cosa è questo mamozio che mi hai regalato?"). Non so se è un dialetto o da dove deriva ma io adesso questa parola la uso per indicare le persone "inutili", quelle che magari stanno fermi in piedi ad una festa senza fare niente. Es: "Dai non fare il mamozio e vieni a ballare!". Ma la uso anche per indicare le persone che si fanno manipolare ("sei proprio un mamozio!"). Oppure in termini affettivi alla mia gatta ("la mia mamozia").
    Sono appena andata a vedere se c'è una derivazione e a quanto pare deriva da una statua senza testa di Lolliano Mavorzio trovata a Pozzuoli (Napoli). Successivamente hanno ricostruito la testa ma l'hanno fatta troppo piccola rispetto al corpo. Dava un'aria stupida alla statua. Il nome è stato storpiato in Mamozio e da qui il significato di persona stupida e sciocca.
    Che bella la lingua 😍

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