April 18, 2021

GIL

Daily Global New Media

34 thoughts on “Lo Schwa: parliamone * VYGOTSKIJ!

  1. Video magnifico (come sempre) solo due appunti (non sulle questioni che hai trattato ma giusto qualche """"""""""""""errorino"""""""""""""" che hai fatto)
    1) Al minuto 16:29 hai detto che in latino ci sono tre casi: maschile, femminile e neutro, ma quello sono i generi! I casi sono invece i famosi nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo e ablativo
    2) Non so l'ebraico ma giustamente hai detto che in ebraico si dice "LO schwa", ma in italiano in effetti ha senso usare "LA schwa" dato che tutte le lettere sono femminili: "la (lettera) A", "la (lettera) B" ecc. (ho a volte sentito dire "il vu doppio" ma non suona bene, almeno alle mie orecchie)

    3) Riguardo al linguaggio consiglio a te e a chi sta leggendo questo commento di guardare i seguenti video che possono mettere altra carne al fuoco (sono in inglese e se cercate fra le playlist del canale ci sono altri video sul linguaggio)
    https://www.youtube.com/watch?v=j9Q1cM7_ai4
    https://www.youtube.com/watch?v=2qT8ZYewYEY
    In entrambi si vede come le riforme della lingua imposte dall'alto non sono quasi mai efficaci: viene fatto l'esempio de "l'Academie Française" secondo la quale in francese non si dovrebbe usare la parola "hashtag" o "e-mail", ma rispettivamente "mot-dièse" e "courrier électronique", nonostante ciò nessuno ovviamente li usa. Stessa cosa per le italianizzazioni degli anglicismi usate nel periodo fascista, tra le qauli ha fatto breccia nella nostra lingua solo la parola "tramezzino" al posto di "sandwich".
    Allo stesso modo pochi attivisti non decideranno mai la vita e l'evoluzione naturale di una lingua a meno che convincano buona parte dei locutori italiani a dire ""ciao a tutt*".

    In sintesi, nessuno può decidere dall'altro i cambiamenti di una lingua.

  2. menomale che gli anglofoni hanno i nomi senza genere, sennò quei matti degli americani ci attaccavano il pippone infinito. invece loro tutto sommato perdono tempo giusto su quel poco che hanno il her/she/them

  3. 3:00
    – Presentatore: "Buona sera a tutti e a tutte."
    – Persona non binaria: "Am I a joke to you?"

    4:00
    Pensare non-ironicamente che sia riferito SOLO alle persone di genere maschile è disonestà intellettuale

  4. Tutti significa tutti, e quando lo si usa si pensa a tutti gli umani, di qualsiasi genere. Ma infatti il problema di questo problema è che non c'è un vero problema.

  5. Ciao Roberto! Ti saluto e colgo l'occasione più unica che rara in cui mi permetto di commentare sotto ad un video. Ti ammiro molto e guardo con spirito sempre curioso le cose dici! Riguardo alla prima fase del video vorrei dire una cosa, che è questa: Io non penso che chi dice "buonasera a Tutti" nel suo subconscio pensa "sto salutando tutti gli uomini" .. io penso che, tu meglio di tutti lo sai benissimo perché la lingua italiana è una tua forte competenza, il linguaggio è un qualcosa che tutti usano e che modifica e influisce nei comportamenti abitudinari a volte nemmeno ce ne rendiamo conto, usare parole "inclusive" permette di lavorare per il bene di alcune categorie marginalizzate "dall'interno", passami il termine. Rendere il linguaggio inclusivo fa sì che diventi poi comune includere altri, vista l'incredibile potenza che può avere la parola. Se prendiamo ad esempio il mestiere del Maestro la mente tende a rimandare ad una figura sapiente di sesso maschile che dotato di una saggezza infinita infonde la sua sapienza ai suoi "discepoli" , maestra non è il femminile di maestro, eppure secondo la grammatica lo è, spesso gli uomini che tendono a voler essere prolissi nello spiegare qualcosa vengono addirittura chiamati "maestrine" e non "non fare il maestro". Allora io penso che nel linguaggio è sempre radicato un sottotesto che risiede nella cultura. Allora, tu che dici "ciao a tutti" ovviamente stai salutando tutti e tutte, ma forse se si riuscisse ad includere anche nelle piccole cose potremmo educare la cultura interna di ognuno di noi alla parità.
    Scusami la lunghezza del commento, l'argomento mi è molto caro e io stessa che sono una donna spesso non sono inclusiva nel parlare, questo perché è molto difficile togliere le radici di una cultura patriarcale dove quando vuoi offendere una donna gli dici che è una prostituta, giusto per non essere volgari. Questo è un esempio lampante, ma forse possiamo riuscire a modificare il comportamento (spesso lampante o non) nei confronti delle categorie marginalizzate? Al di là della politica o no, nel cervello, quando tu pronunci una parola in modo diverso appositamente per integrare qualcuno, non stai includendo? Rendendo visibile e non marginalizzato e anormale.

    Tanti saluti!! Ti ascolto sui podcast e guardo sempre i tuoi video! Tanti complimenti!

  6. Grazie Roberto, come sempre i tuoi video sono istruttivi e divertenti. Lo specificare "tutte e tutti", mi sembra più discriminatorio rispetto all'espressione "tutti". Si da per scontato il complesso della donna, che avrebbe bisogno di una modificazione della lingua per sentirsi al livello dell'uomo. Le lotte delle donne non dipendono dalle convenzioni linguistiche, e supporle così insicure, equivale a rafforzare involontariamente l'odioso pregiudizio in questo senso..

  7. Buongiorno Roberto,
    stavo leggendo pochi giorni fa un articolo sull’uso mai innocente della lingua italiana e nell’argomentazione vengono portati parecchi virgolettati tratti da delle pubblicazioni di una delle massime esponenti in Italia in linguistica, collaboratrice dell’accademia della crusca ecc. Insomma un parere che considererei autorevole.
    Ad un certo punto mi imbatto in un periodo che non riesco a decifrare perché non mi sembra coerente con le intenzioni dell’autrice che usa lo schwa in tutte gli esempi che anche tu hai fatto ma non lo usa nel contesto impersonale del “chi” dove usa il maschile esteso.

    “Secondo me è fondamentale ricordarsi che certi limiti della nostra lingua vengono sentiti soprattutto da chi si ritrova nella situazione di non essere riconosciuto o di essere discriminato per quello che è, e che è molto difficile ricordarsi che ognuno di noi ha una sensibilità sua, personale. Insomma, prima di derubricare come quisquilie le rivendicazioni linguistiche che non ci riguardano direttamente, teniamo, per l’appunto, a mente che non ci riguardano direttamente, e che questo potrebbe contribuire a renderci un po’ ottusi nei confronti di una specifica istanza“.

    A mio parere tutti starebbero meglio se potessimo cancellare etichette e stereotipi, anche se poi con queste si perdono delle sfumature goffe e ironiche delle nostre debolezze nell’essere sicuri di chi siamo. Leggo e condivido il fatto che il transgenderismo non è una malattia ma una condizione naturale e credo che la discriminazione sia dettata dalla necessità della società di semplificare e targettizzare (massimizzare i profitti di qualsiasi tipo).
    A parte la mia visione credo che l’errore, se così si può considerare, sia frutto di una seria difficoltà nell’utilizzo di queste forme ma non sono sicuro che sia stato utilizzato il maschile esteso per non esasperare troppo la scomodità della forma inclusiva, forse per convincere chi ancora non si è fatto un’opinione solida sull’argomento facendo in modo che non si spaventi.
    Grazie per portare avanti argomentazioni difficili e buon lavoro

  8. Notevole lo sforzo per capire, ma c'è poco da capire. Queste questioni sono di ben poca rilevanza sostanziale, sono solo fattori formali (per continuare a perpetrare i consueti atteggiamenti di fatto). Non è mettendo asterischi che si risolvono i problemi, è solo un modo per distruggere una lingua. Pensate cosa vi pare ma questo è ciò che penso.

  9. Perché non aggiungere una x finale? Appartiene all’alfabeto italiano, e non è nemmeno troppo presente nelle parole, ha una fonetica chiara ed infine secondo l’uso frequente in matematica rappresenta la variabile per eccellenza che può assumere più valori.
    Infine la regola sarebbe chiara: tutto come prima ma con la x finale che tenda a rappresentare l’incertezza di dover essere maggiormente inclusivi.
    Non so dunque chi leggerà questo commento (potrebbero anche essere solo maschi) ma per non correre rischi rivolgo un saluto ed un ringraziamento a TUTTIX

  10. Roba da ufficio complicazioni.
    La tolleranza, il rispetto, il riconoscimento non passano mica dalle parole. Le parole in se sono parole non contengono forme di odio, intolleranza o discriminazione. Sono il modo ed il contesto che fanno la differenza.
    Il fatto che esista una parola non vuol dire che vi sia o meno una forma di rispetto automatico di chi la pronuncia. Posso essere maschilista ed usare queste forme che includono le donne, posso essere comunque razzista anche se non uso la parola "negro", posso usare gli asterischi e prendere in giro un ragazzo gay. Non è mica la grammatica ad insegnare l'educazione ed il rispetto nei confronti degli altri. Bisogna partire dalla vera cultura, insegnare il senso civico, stimolare la solidarietà, trasmettere valori di non discriminazione, non queste amenità che non portano a nulla. Sono solo una perdita di tempo.

  11. La penso come te ma,facendo l'avvocato del diavolo, si potrebbe dire che basterebbe che entrasse di più in uso la schva (o come si scrive) per poterne capire l'uso e la differenza. Quello che in realtà credo sia importante sottolineare è che per quanto si vada in profondità nel cercare di prendere ogni caso,ce ne sarà sempre qualcuno che non si sentirá dentro a quella categoria e vorrá che il mondo cambi perché si sente escluso o discriminato; quindi per una cosa importante come l'utilizzo di una lingua purtroppo dobbiamo mettere sui piatti della bilancia sia l'inclusione che la comodità d'uso e purtroppo data l' esiguità delle persone che si sentono escluse rispetto a quelle che sarebbero semplicemente infastidite dal dover cambiare totalmente il modo di parlare,credo sia più comodo e intelligente rivolgersi,a secondo di chi ci si trova davanti,come lei lui o chi per esso ritiene giusto che ci si rivolga alla sua persona (chiedo scusa in anticipo per la scrittura poco attenta)

  12. Il sole è luminoso. La luna è (sia pure di luce riflessa) luminosa. Il sole e la luna sono …?
    Una trebbiatrice può essere lucida. Un aratro può essere lucido. Una trebbiatrice e un aratro possono essere …?

    Vogliamo discriminare le trebbiatrici? O gli aratri? E meno male che il Sole (apparentemente!) si muove da Est a Ovest; se (apparentemente!) si muovesse da Nord a Sud e, passando da sopra la Germania a sopra l'Italia, dovesse ogni giorno cambiare da DIE Sonne a IL Sole e viceversa?

  13. Ciao Roberto, quello che mi chiedo io è: siamo sicuri che, agendo sul piano linguistico, si possa contribuire alla soluzione di quello che è il vero problema, e cioè il pregiudizio sociale e l'intolleranza? Con presunzione dico, NO. Chi pensa il contrario e si batte in questo senso, credo che si stia illudendo parecchio. Puoi introdurre tutte le schwa che vuoi, ma tanto il problema rimarrà sempre e solo culturale ed educativo.

  14. Guarda, io sono uno dei rari casi di gender neutro di cui parli in questo video e, sinceramente, ti confesso che non ho mai sentito alcun desiderio di essere chiamato al neutrale, alcun problema se una persona mi chiamasse al maschile o al femminile. Mi è sempre stato perfettamente indifferente e non ho mai pensato che essere chiamato in un modo piuttosto che un altro fosse una mancanza di rispetto nei miei confronti. Non penso siano questi i parametri con cui misurare il rispetto che una persona ha nei miei o nostri, volessi parlare dell'intera categoria, confronti quanto il contenuto e il significato di ciò che una persona dice. La vita è troppo breve per perdere tempo su queste cose, basta saper valutare pragmaticamente quanto valga in una frase il come rispetto al cosa in base ai limiti del linguaggio, significato e significante del messaggio, tono della voce e anche espressioni e gesticolazioni.

  15. Ogni tanto qualche persona riesce a parlare di certi argomenti senza creare polemiche, cercando di spiegarsi sempre per il meglio senza creare false allusioni. Grazie Mercadini!!!

  16. Johann è o fu figlio del suo tempo,un po’ anacronistico non credi?a chi capita di rivolgersi da “oratore”ad un pubblico ,avrà la grazia dì omaggiare con un saluto,se uomo,prima le donne e viceversa se donna, inoltre credo che dare forma biologica alle sensibilità cognitive extra corporee sia come censurare “un racconto “impedire l’apice della trance,formalizzare un linguaggio non è forse un atto di prevaricazione ?👋

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